Comune di Valmacca (AL)
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Sabato, 25 Marzo 2017
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Valmacca

 

STEMMA COMUNALE

 Stemma comunale.jpg

Lo stemma bandato d’argento e di rosso, che sono i colori della balzana aleramica, alias del Monferrato, è stato approvato il 5 giugno 1957 dalle competenti Autorità Araldiche di Roma.

 

ORIGINE DEL NOME DEL COMUNE

Non potendo contare sull’archivio comunale, andato perduto per cause inspiegabili negli anni ’20 e non possedendo studi particolareggiati su Valmacca di studiosi locali, bisogna affidarsi esclusivamente ad autori che hanno trattato l’argomento su scale regionale.

Secondo Aldo di Ricaldone  il toponimo va riportato sugli insediamenti antroponimici romani di Genzano (da Gentius) e di Calliano (da Callius) deve il proprio nome alla conquista barbarica del VI – VII secolo, quando l’etnia germanica al comando di Macco, occupò l’attuale area che ne aggettivò il patronimico: “Vallis – Macca”: valle (nel senso di una bassura, una conca più  che una valle) del tedesco Macco, come accade in varie regioni d’oltralpe.

Anche D. Olivieri in “Dizionario di toponomastica piemontese” identifica l’origine con il nome Macchi, Maccagno.Altri autori tipo G. Ponte in “Antichità lomelline” conferma la presenza della gente Macia(Diis) M(anibus) C(aii) Maci(i) verecondi” su lapidi ritrovate nel territorio lomellino prospiciente a Valmacca, ed ancora su “Bollettino Soc. Piemonte di archeologia XIV” si conferma la presenza in Piemonte del nome preromano Macco “M. AIIBUTIUS S PVRI F MACCO”.

Studi recenti, ma non pubblicati, stanno anatomizzando il toponimo partendo da un atto del 26 agosto 1364, ritrovato  presso l’Archivio di Stato di Vercelli, sul quale  Ambrogio di Gualmach “in castro Gualmach” figlio del fu Aimonetto di Frassineto, conte di Cavaglià dona al convento dei Domenicani……ecc. Gli studi stanno evidenziando la parola Gualriportandola al termine celto – germanico “guald”,   “Wald” = bosco e pertanto non più a Valle dei Macchi ma a Bosco dei Macchi.

La traduzione orale e dialettale di Valmacca risulta essere “Uarmaca” quindi il termine Uar - Var = Fiume, acqua, aprirebbe un'altra ipotesi affascinante.

 

LA STORIA

Come detto per l’origine del nome, non esiste un archivio comunale, ma risulterebbe che il territorio fu conferito da Ottone I, con atto del 962, al vassallo Aimone di Cavaglià  del Comitato di Lomello.

Mentre su detto atto vengono citati, fra gli altri,i centri di Ticineto e Frassineto, nulla appare per Valmacca ma lo storico Rondolino afferma che il luogo denominato “Caldanasco” è riferibile a Valmacca. Luogo appartenente al contado di Lomello posto a confine con il Monferrato, seguì le sorti dei Cavaglià  che si destreggiarono tra accordi coi Vercellesi e alleanze coi marchesi del Monferrato. Nel secolo XIV l’azione dei Cavaglià è volta a non lasciarsi ridurre alla condizione di vassalli del Marchese del Monferrato, ma Frassineto, Ticineto e Valmacca, per la loro posizione sulla costa del Po, di fronte alla Lomellina, diventano per la casa paleologa un obiettivo irrinunciabile nella prospettiva di quella guerra contro i Visconti che scoppia infine nel 1356. Nella fase più accesa della lotta fra Monferrini e Viscontei, i Cavaglià rifiutano di sottostare al confine imposto loro da Giovanni II e, nella primavera del 1370 accordatisi con Galeazzo Visconti gli consegnano i loro castelli schierandosi nel campo avverso ai Paleologi.

La tanto temuta soggezione ai Marchesi del Monferrato viene sancita nel 1417 da Filippo Maria Visconti. Terra di confine del Marchesato del Monferrato, Valmacca ora deve temere gli attacchi degli antichi protettori e nel 1431 fa le spese dell’espansionismo visconteo: conquistata da Francesco Sforza nel 1431 viene restituita ai Paleologi nel febbraio del 1434. Nel marzo dello stesso anno, i Cavaglià, forse sospettati per il loro passato filovisconteo di non aver sufficientemente osteggiato il nemico devono “donare” a Giangiacomo Paleologo tutte le loro ragioni su Frassineto in cambio dell’investitura di Valmacca e il nome ufficiale e costante che sempre da allora adopereranno per indicarsi fu “Cavagliati conti di Valmacca” (Sotto questo nome si segnalarono, ad esempio, Antonio e Luchino compagni d’armi del celebre Conte di Carmagnola).

Valmacca diventa la loro roccaforte: il paese (secondo una notizia contenuta nella riconferma di Giovanni IV di Monferrato ai Cavaglià) nel 1447, è composto dal castello, da un ricetto ad esso connesso e dall’abitato non circoscritto nel ricetto ma probabilmente riparato anch’esso da qualche struttura.

Nel 1446 Carlo Gonzaga, capitano delle milizie viscontee, desideroso di vendicare una sconfitta inflittagli da Guglielmo Paleologo saccheggia Valmacca, Ticineto e Cerro. Nel loro memoriale i Cavaglià ricostruivano la brutta esperienza, parlavano del loro sgomento, delle grida delle donne, dei lamenti dei bambini, ma ammettevano la loro propria incuria e Giovanni IV considerata la grave situazione in cui si trovavano  concedeva loro il perdono.

Nel 1464 i Cavaglià vendono una parte del castello al cancelliere Quilico Rota. Fino al 1531 i Cavaglià e i Rota sono gli unici possessori del vetusto castello; nel 1532 si aggiungono loro i Montiglio . La parte dei Rota, per estinzione della linea, passa nel 1571 a Bonifacio e a Cesare Cavaglià. Nel primo ventennio del 1600 per matrimonio delle figlie Antonia e Maria, abilitate alla successione, il lotto del complesso che apparteneva a Baldassarre Cavaglià passa agli Scozia e ai Sannazzaro. Nel 1651 – 1652, per acquisto, i Coppa di Casale subentrano a Lelio, ultimo dei Cavaglià consignori di Valmacca.

Dal 1731 alle località di Valmacca e Torre d’Isola (allora circoscrizione feudale indipendente da quella di Valmacca) era stato concesso il rango di comunità, in unione però con quella di Ticineto. Carlo Emanuele III di Savoia, aderendo ad una supplica degli abitanti, con provvedimento regio del 20 giugno 1741 concede di erigere una nuova comunità separata da Ticineto.

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Anche il primo organismo a base popolare, la comunità, che qui a Valmacca è di istituzione settecentesca, avrà accoglienza fin dalla sua adunanza del 20 luglio 1747 in una camera del castello concessa in affitto dal conte Ignazio Coppa ed il consiglio si riunisce il  22 dicembre 1798 per deliberare di piantare in piazza l’albero della libertà con berretto rosso e bandiera tricolore. Nel 1920, per eredità di Tarsilla Scozia, il castello ridotto alle attuali dimensioni, passa al figlio Don Emilio Principe Guasco Gallarati Marchese di Bisio, che nel 1925 lo dona al comune perché lo adibisca a sede del municipio e delle scuole elementari.

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

Una menzione particolare va attribuita a Salvator Gotta. Il 18 agosto 1971 il Consiglio Comunale conferiva la cittadinanza onoraria all’ottantaquattrenne  scrittore piemontese con la seguente motivazione: ”Salvator Gotta, scrittore di fama mondiale vissuto per lungo tempo nel nostro Comune, dove tuttora il suo ricordo è tanto vivo, nelle sue opere letterarie ha descritto fatti, luoghi, personaggi di Valmacca, contribuendo così ad inserire il nostro paese nei grandiosi fatti storici che hanno caratterizzato il Risorgimento italiano.”

Appena ricevuta la notizia lo scrittore inviava al sindaco questa commovente lettera: ”Ho sempre amato Valmacca fin dagli anni della mia infanzia; fin che fu vivo mio nonno materno Salvatore Pavese ch’era medico condotto di Valmacca trascorsi costì tutte le estati e le impressioni di quegli anni felici mi fu sì profonda che tuttora le ricordo perfettamente. Oh quella casa del nonno, un poco isolata cui si giungeva per una stradina tra due siepi di biancospino………!”

Fra i personaggi illustri di Valmacca vanno ricordati poeti dialettali come Mario Robotti ed Ernesto Rossi.     

Altresì ricordiamo personaggi illustri non nativi di Valmacca ma valmacchini di adozione come lo scultore Luigi Bagna  ed il poeta – pittore Andrea Di Palma .

Le  opere  degli artisti sopracitati hanno trovato degno spazio non solo nella nostra provincia ma anche a livello regionali con innumerevoli riconoscimenti, premi e citazioni di encomio.

 

EDIFICI, MONUMENTI STORICO-ARTISTICI E

OPERE D'ARTE SIGNIFICATIVE

 

Chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine

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Risultava dipendente dalla chiesa di S. Ambrogio di Frassineto Po  ed appartenente “ab Antiquo” alla diocesi di Milano. Nell’archivio parrocchiale esiste un atto relativo alla erezione della Compania del SS. Sacramento e del Rosario, fatta da San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, recante la firma autografa del Santo e la data del 17 maggio 1584.

Il 24 maggio 1605 sottoscritta dal Card. Federico Borromeo, è la consacrazione della Parrocchia di Santa Maria.

Di questa chiesa sappiamo che fu eretta nel 1589 per l’intervento delle famiglie nobili che si dividevano il feudo: i Sannazzaro e gli Scozia di Calliano.

Si hanno notizie di saccheggi del paese che non hanno risparmiato neppure la chiesa, dove furono trafugate persino le campane. Fu ricostruita alla fine del 1700 e si nota un’analogia stilistica della facciata neoclassica con otto emicolonne ed il grande frontale triangolare a quella della Parrocchiale di Frassineto Po costruita dall’Arch.  casalese Bernado Lombardi.

La chiesa di Valmacca, similmente a quella di Frassineto Po, passava dal 25 gennaio 1805 dalla Diocesi di Milano a quella di Casale Monferrato. L’interno è triangolare con due piccole navate laterali aventi due modesti altari e due cappelle in capo dedicate a S. Antonio da Padova e alla Madonna del Rosario. Nella cappella del Rosario, la statua dorata è contornata da quindici misteri opera della scuola del Moncalvo, a lato è affrescata una Ultima Cena che richiama la composizione del Cenacolo leonardesco. La bella balaustra marmorea  del presbiterio è del 1806. Di pregio il pulpito intagliato con statue del quattro Evangelisti, ed alcuni confessionali in noce. Il coro è del 1860 e l’organo è un “Montasti” del 1881. Nella chiesa vi sono molte preziose opere del valmacchese Dr. L. Bagna le quattordici stazioni della Via Crucis in bronzo (1966), un bronzetto con San Giovanni Battista sul piccolo battistero e specialmente il grande Crocifisso in ceramica sull’altare: un’incisiva, studiata e sofferta raffigurazione, con pregevoli stilizzazioni dei panneggi e della stessa anatomia del Gesù morente.

 

Chiesetta di S. Giorgio

Eretta nel 1669 nel cortile del castello non si trattava però della chiesa castellana bensì dell’oratorio dell’omonima confraternita.

Fu abbattuta nel 1229  durante i lavori per la sistemazione e l’ampliamento della piazza e ricostruita in via Dietro Castello.

 

Chiesetta della Madonna delle Grazie

Oratorio sulla vecchia strada “valmacchina” che conduceva a Casale Monferrato fu costruita verso la metà del XVI secolo. Ricostruita, fu restaurata nel 1980 da Pietro Vignola

In questa chiesetta esiste un affresco della Vergine cui gli abitanti attribuiscono guarigioni miracolosi e la sua devozione è tuttora viva per le persone che depongono le loro ansie fra le sue mura. Esisteva pure un altro Oratorio dedicato alla “Visitationis Beatae Mariae”  molto antico documentato nella visita pastorale del 6 agosto 1567 (Archivio Spirituale di Milano, Sez. X)

Visitavit quandam cappelletam positam extra oppidum non procul……” con un portico davanti all’edificio costruito sopra, ma nella parte inferiore aperto, e nella quale cappella si trova costruito un altare ligneo, di sopra ornato con delle immagini dipinte della Santa Maria e di altri Santi. Questa è la descrizione dell’anno 1567 cui seguirono altre visite pastorali. Alla fine dell’800 è trasformata in granaio e quindi in cascina (Casina Ferraris) mantenendo evidenti richiami architettonici dell’epoca. Fu rasa al suolo inspiegabilmente nel 1999dagli attuali propiritari.

 

Chiesa Parrocchiale di San Rocco (nella frazione di Rivalba)

Essa fu fondata nel 1685 nella località Valle dei Basti dove si era stabilito un nucleo di persone provenienti da un caseggiato di Bozzole distrutto da una terribile inondazione del Po. Terminata nel 1724 fu distrutta da un enorme erosione del Po e nel 1857 gli abitanti furono nuovamente costretti a lasciare il territorio e trasferirsi nell’attuale località. Nel 1870 usando il materiale della vecchia chiesa fu costruita l’attuale chiesa che conserva l’originale portone d’ingresso.

 

Torre d’Isola

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Edificio medievale consistente in un ala centrale su cui spicca una  torretta ed un ala adiacente ad un solo piano circondato da casupole tuttora abitate che costituivano il vecchio borgo. Riportata su quasi tutte le mappe antiche compresa quella della Galleria Vaticana col nome di “Turdisla” si hanno notizie documentate  solo dal 1491.

 

FRAZIONI DEL COMUNE

Rivalba. Con il nome Ritirata che evoca le sue vicende legate agli straripamenti del fiume Po è edificata dai sui abitanti, costretti a lasciare il loro territorio, nell’attuale località nel 1857.

Durante il periodo fascista il nome Ritirata fu sostituito con il nome di Alferano e dopo la seconda guerra mondiale fu sostituito con l’attuale nome di Rivalba.

Appartengono a Valmacca molte borgate come : la Grangia, il Pontetto, il Gabbone, l’Uccellino, Torre d’Isola e l’ormai scomparso borgo di Reculata.

 

BIBLIOGRAFIA

G.Sergi – Da Alessandria, da Casale tutto intorno, Torino 1986

Aldo di Ricaldone – Monferrato tra Po e Tanaro: guida storico-artistica dei suoi Comuni, Asti 1998                         

D. Olivieri - Dizionario di toponimia piemontese, Brescia 1965

G.Ponte – Antichità lomelline edite ed illustrate, Pavia tip. Fusi 1898

M.Cassetti – Storia e architettura di antichi conventi, monasteri e abbazie della Città di Vercelli,  Pubblicazione dell’Archivio di Stato di Vercelli, 1976

F.Guasco – Dizionario feudale degli antichi Stati sardi e della Lombardia, Pinerolo 1911

I.Grignolino – I tesori delle chiese del Monferrato vol. 2°, Casale Monf.to 1994

A. Veglia Zanotti – Ticineto e i suoi feudatari, Casale Monf.to 1930

C.Dionisotti – Illustrazioni storiche corografiche della Regione Subalpina

Rossi Augusto FeliceLa Gisietta, S. Salvatore Monf.to 2000

 

Sintesi storica a cura di Amilcare Mussi

 

Data di aggiornamento: 03/08/2010

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